Viaggio tra le dimore storiche di Santa Maria al Bagno

Viaggio tra le dimore storiche di Santa Maria al Bagno

In un paesaggio quasi incantato che funge da ponte tra Santa Maria al Bagno e Santa Caterina e si estende fino a Porto Selvaggio, sospese nel tempo e avvolte dal mistero, sorgono le dimore storiche, antiche dimore che con la loro bellezza e il loro fascino permettono grandi emozioni a chi sa cavalcare le onde della fantasia. Scoprire cosa visitare a Santa Maria al Bagno sarà un affascinante viaggio tra la poesia del mare, il fascino dei diversi stili architettonici e la cultura di una storia apparentemente lontana, ma molto vicina. Tra le dimore storiche nel Salento, quelle di questo luogo incantato brillano di un fascino singolare perché permettono di ammirare il mare e al contempo la campagna, proprio ciò che gli antichi proprietari cercavano, per poter godere pienamente della natura durante la loro permanenza estiva.

La storia

Santa Maria al Bagno era abitata da un umile popolo di pescatori, ma alla fine dell’800, tra la nobiltà dei paesi limitrofi, sorse la passione per la villeggiatura a mare, complice anche il fatto che nello stesso periodo, i medici iniziarono a consigliare il mare come terapia per il corpo e per la mente.

Molti nobili si sfidarono tra loro a costruire la villa più bella, perché una residenza imponente e ben artefatta era indice di una posizione sociale di prestigio. Nacquero così quelle che poi sarebbero diventate le residenze storiche del posto, ulteriormente impreziosite da sontuosi giardini che nascondono e allo stesso tempo esaltano le loro facciate, dove sono presenti elementi che richiamano la natura circostante, cioè elementi marini ed elementi rupestri, il mare e i fiori.

Gli stili che le caratterizzano vanno dall’eleganza del moresco, alla fantasia del liberty, passando per l’eclettico, che porta in sè la magia dell’abbraccio di tanti stili, unendo addirittura elementi che tra il traforo e l’immaginazione richiamano l’esotico.

Le Cenate

Queste ville sono soprannominate “ville delle Cenate“, nome che deriva da una varietà di uva che in passato veniva coltivata nel posto, l’ACENATA, appunto. Molte di esse, racchiudono un pezzo di storia indelebile e molto importante, che può apparire lontana ma che, al contrario, è molto vicina e quasi tangibile. Durante la seconda guerra mondiale, a Santa Maria al bagno e nelle Cenate, fu istituito un campo di accoglienza profughi, chiamato CAMPO N° 34, per accogliere gli ebrei sfuggiti e sopravvissuti al terribile sterminio nazista. Stessa cosa che succese a Tricase, Santa Maria di Leuca e Santa Cesarea.

Per costituire il Campo n°34, molti importanti palazzi e molte ville del posto, che erano di seconda residenza, furono temporaneamente requisite ai proprietari affinché i profughi vi potessero alloggiare, in attesa di raggiungere la tanto agognata terra promessa. In un primo momento ci fu un generale mal contento, ma poi il buon cuore della gente del posto prevalse, e i profughi ebrei divennero parte integrante della comunità, trovando a Santa Maria al Bagno la tranquillità necessaria per poter ricominciare a vivere e sorridere.

Tutte le residenze storiche hanno una struttura molto importante, ma alcune godono di una bellezza particolare, quasi scenografica.

 

VILLA CRISTINA PERSONÈ (oggi De Benedittis)

 

Villa Cristina Personè gode di una struttura dalla bellezza atipica, che lascia il visitatore senza fiato. Si trova a metà strada tra il mare e la campagna, presentando sia anteriormente  che posteriormente un grande e ricco giardino, e un ampio terrazzo da cui è facile ammirare il mare e i suoi umori.

Al centro della facciata, due sontuose scalinate ricche di trafori manifestano al massimo la magnificenza della villa, esaltando i diversi archi a fiamma in stile moresco, che acquisiscono maggiore prestigio grazie alla raffinatezza della pietra leccese, con cui la villa fu interamente costruita nei primi anni del ‘900. Negli anni ’44-47, gli ebrei l’avevano adibita a  municipio, e vi furono celebrati molti matrimoni.

Dimore storiche nel Salento

 

VILLA VESCOVILE

Villa Vescovile è una delle più scenografiche  e imponenti dimore storiche di Nardò. Nacque all’inizio della seconda metà del ‘700 e sorse come residenza estiva di Monsignor Petruzzelli, che, purtroppo però, non poté completarla; ci riuscì, invece,  Monsignor Lettieri nel 1838, quando costruì la parte superiore. Ancora oggi è di proprietà della Diocesi di Nardò.

Qui venivano ospitati gruppi di studio e campiscuola, e negli anni ’40 gli ebrei che si erano salvati da Auschwitz. È curioso notare come la struttura materializzi lo scorrere del tempo pur rimanendo immobile: essendo stata costruita in un arco di tempo lungo circa un secolo, la parte inferiore riporta elementi neobarocchi, mentre quella superiore è molto più lineare, con tipici spunti neoclassici.

Un meraviglioso giardino circonda la sontuosità della villa. Qui, dove il tempo sembra essersi fermato, si ha la sensazione di stare su un set cinematografico, terra fertile per chi viaggia con la fantasia, e ci si chiede chi abbia passeggiato, in tempi antichi, per i vialetti curati, quali storie e quali sentimenti si siano intrecciati intorno alle aiuole meticolosamente disseminate qua e là.

Immersa nella pace del suo stesso giardino, alle spalle di Villa vescovile, negli anni ’50 venne costruita Oasi Tabor, quella che oggi è una struttura di ricezione turistica, dove il viaggiatore ritrova sè stesso e la sua pace interiore. La bellezza di questa residenza storica toglie il fiato allo spettatore che sbircia dal cancello d’ingresso e abbraccia con uno sguardo d’insieme lo scenario che gli si apre davanti agli occhi.

 

VILLA DEL PRETE

Rosa. È la prima parola che viene in mente quando la si guarda.
Un elegante viale, immerso nel silenzio, sfocia in un ampio slargo dove sorge la raffinata Villa Del Prete. Sette gradini al centro della semplice facciata conducono all’ingresso e fanno andare gli occhi su, verso i fiori che adornano i muri in pieno stile liberty.

Fiori che si rincorrono saltellando di angolo in angolo, avvolgendo la villa nella fantasia di un sogno incantato. Il lato destro è adornato da un alto torrino, al cui apice troneggia una cupoletta dallo stile arabeggiante.

Sulla parte posteriore si trova una facciata molto più ricca, la quale si potrebbe erroneamente pensare che un tempo fosse utilizzata come entrata principale. Nei primi anni del periodo post-bellico, fu utilizzata dapprima come ospedale per gli ebrei, e successivamente come asilo.

Fa quasi venire i brividi confrontare le foto di oggi con quelle di ieri (non numerose ma reperibili sul web), quando un gruppo di ebrei, felici della vita ritrovata, posò sulla scalinata in attesa dello scatto. È come se tutt’oggi si potessero ancora sentire, in lontananza, le loro voci e le loro risate.

 

VILLA SAETTA (oggi De Michele)

 

Villa Saetta fu commissionata alla fine del 1800 dal cavalier Lorenzo Saetta al nobile architetto Arditi, famoso nel Salento per aver progettato la struttura di diverse residenze di un certo calibro. Il progetto venne ammirato da molti, tanto da essere poi inserito in un numero della rivista “Architettura pratica”.

Diversi elementi elogiano ed esaltano la verticalità della struttura, come le finestre in stile neogotico e le fasce verticali colorate che spiccano sulla pietra leccese e sembrano voler indicare l’imponente torrino dal fascino quasi ecclesiastico. La struttura concava anteriormente e convessa posteriormente, è peculiarità ineludibile di questa dimora storica. Verso la fine del ‘700, era già stata costruita, nello stesso giardino, una dimora molto più piccola, che venne quasi totalmente coperta, poi, dall’imponenza di Villa Saetta.

Il giardino che la circonda e la ospita, riportato in vita dai nuovi proprietari, invita a momenti lievi, dove la poesia incontra la natura e rende l’uomo in grado di distaccarsi dai tempi moderni, per immergersi sentimentalmente in epoche dal profumo antico.

Durante la permanenza degli ebrei, fu adibita a residenza dei capi che si occupavano dell’emigrazione.

Le altre dimore storiche

L’insieme delle ville da visitare a Santa Maria al Bagno si estende per una lunghezza di circa 12 km, percorribili a piedi o in bicicletta aderendo alle visite guidate sapientemente organizzate dalle locali associazioni e cooperative, come FLUXUS, ASSOCIAZIONE DIMORE STORICHE NARDÒ, …

Tuttavia, anche il centro di Santa Maria al Bagno ne è ricco. Possiamo trovare, infatti, diversi palazzi strutturalmente e storicamente importanti. Un esempio di spicco è Palazzo Caputo-Vallone, fulcro di Piazza Nardò, dove nel dopoguerra era stata istituita la sinagoga degli ebrei (oggi sede di attività commerciale) per permettere loro di ritirarsi in preghiera e per farli sentire interamente a casa: un’accoglienza calda come il cuore dei salentini. Poche decine di metri separano Palazzo Caputo – Vallone da Palazzo Leuzzi, sulla sua destra, e da Villa Degli Angeli, sulla sinistra. Entrambi dimore storiche ricche di fascino e sentimento che oggi sono strutture ricettive, in cui viene spontaneo immaginare storie passate e giornate spensierate, vicino al mare e il suo inarrestabile movimento.

 

Momenti di poesia che lasceranno una scia indelebile negli occhi di chi sa ancora stupirsi.

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Loredana Paglialunga

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