Torre Uluzzo e la Grotta del Cavallo

Torre Uluzzo e la Grotta del Cavallo

A strapiombo sul mare, posta a ridosso dell’incantevole parco di Porto Selvaggio, svetta una delle più conosciute torri costiere del litorale ionico: Torre Uluzzo.
Con i suoi 32 metri d’altezza, la torre domina non fierezza il paesaggio circostante e continua, dopo secoli, a guardare dritto verso il mare, come a voler tener fede ad un’atavica promessa.

 

La torre del 1500 tra gli asfodeli

 

Il 1500 vide i suoi natali anche se la torre fu resa agibile solo nel 1569. A costruzione ultimata, la torre fu chiamata “Torre del Capo delle Vedove”, poi “Torre del Crustano” e solo successivamente con il nome definitivo di Torre Uluzzo: con “ uluzzu ” viene indicato, localmente, l’Asfodelo, una pianta tipica del Mediterraneo che rinasce dopo gli incendi e che abbellisce l’intera zona della torre.
Nel 1700, Torre Uluzzo subì un forte danneggiamento, a causa del quale divenne quasi un rudere; tuttavia, di recente è stato fatto un intervento di restauro finalizzato alla messa in sicurezza e allo scongiuro di eventuali altri crolli.

La torre, nei suoi anni migliori, comunicava con la Torre dell’Alto a sud e con Torre Inserraglio a nord; la sua è conosciuta, oggi, come una delle zone archeologiche più importanti di tutta Europa.

 

Una delle zone archeologiche più importanti d’ Europa

 

Il sito archeologico si trova nella Baia di Uluzzo, in una cornice naturalistica tipicamente salentina, fatta di bellezze senza eguali, insenature, scogliere, ampie distese di macchia mediterranea e grotte.
Ed è proprio in una di queste cavità, chiamata Grotta del Cavallo, che la storia si è annidata permettendo agli studiosi di ripercorrere, a ritroso, le tappe fondamentali dell’evoluzione dell’uomo.

 

Perchè si chiama Grotta del Cavallo?

La denominazione della grotta, che risuona sui libri di storia e antropologia, deriva dal ritrovamento di numerosi fossili ossei appartenenti ad asini e cavalli, rivenuti fra gli strati di roccia del suolo.
Tuttavia, sono stati rinvenuti altri reperti di cruciale importanza: si tratta delle testimonianze più antiche dell’insediamento dell’uomo moderno nel continente europeo.

 

Il passaggio cruciale dall’uomo di Neanderthal all’uomo sapiens

Quindi, se prima si pensava che la Grotta del Cavallo fosse stata abitata dall’uomo di Neanderthal, dopo intensi studi e ricerche gli studiosi, negli ultimi anni, sono arrivati alla conclusione che sia stata abitata soprattutto dai primi sapiens, in quell’arco di tempo decisivo per il passaggio dall’uomo primitivo a quello moderno.
La zona di Uluzzo, perciò, ha dato il nome al “periodo uluzziano”, quell’importante periodo di transizione fra il Paleolitico Medio e il Paleolitico Superiore, durante il quale l’Europa vide la scomparsa dell’uomo di Neanderthal e la diffusione dell’uomo sapiens. Esattamente nella Baia di Uluzzo, quindi, l’uomo mosse i primi passi verso la modernità.

 

Le differenze con l’uomo di Neanderthal

Infatti, poiché negli anni ’60 furono rinvenuti, oltre alle ossa quine, anche due molari umani, diversi manufatti in osso e oggetti decorativi, gli studiosi hanno concluso che l’uomo sapiens avesse molte conoscenze manuali e rituali, che si affiancarono a quelle dell’uomo di Neanderthal già in via di evoluzione.
L’uomo primitivo e quello moderno convissero per periodo di circa 10.000 anni, finché l’uomo di Neanderthal non scomparve definitivamente lasciando spazio all’uomo sapiens. Quest’ultimo trovò nel Salento un ambiente favorevole alle sue necessità: il mare abbondava di pesci, la vegetazione nascondeva buona selvaggina e luoghi riparati, e il clima era mite. Erano queste le condizioni ideali per la sua sopravvivenza, dalle quali scaturirono anche le prime forme di vero legame tra uomo e uomo, di sensibilità religiosa e di espressione artistica.

Torre di Uluzzo e Grotta del Cavallo

Il Museo della Preistoria di Nardò

 

Il Museo della Preistoria di Nardò custodisce gelosamente i reperti rinvenuti nella zona di Uluzzo, e ne fa tesoro raccontando ai visitatori e ai gruppi scolastici la storia del primo uomo moderno.
La Baia di Uluzzo, tuttavia, come se parlasse attraverso la natura, rimane il sito archeologico più importante di tutto il versante ionico,  un luogo da visitare e percorrere per poterlo sentire quasi vivo nella sua bellezza e nella sua storia. Per esplorarla, si può attraversare una strada sterrata che inizia tra Santa Caterina e Sant’Isidoro.
La torre, pur essendo stata restaurata, non può essere visitata dall’interno, così come la Grotta del Cavallo, ma lo scenario in cui esse sono incastonate  saprà ugualmente stupirvi.

Un luogo da esplorare se amate ripercorrere i passi di chi ha fatto la storia prima di noi, mentre potrete ammirare lo splendore dei paesaggi salentini e lasciarvi trasportare dai suoni che la natura sa regalare. Una località intrisa di storia e bellezza, di silenzi e di spazi sconfinati, come solo il Salento sa fare.

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