Taranto e la leggenda della sirena

La Puglia è una delle più interessanti regioni d’Italia, dal punto di vista naturalistico e culturale.
Non è solo mare pulito e distese di sabbia bianca, ma si offre in modo rigoglioso ai turisti, vantando anche grandi opere architettoniche, monumenti, strade rupestri e piccoli borghi da scoprire.

 

La leggenda della sirena Schiuma

 

E tra le case affacciate sul mare, nascoste tra il passato e la fantasia, troviamo storie e leggende annidate negli angoli del tempo, che riemergono nei racconti della gente. Spostandoci verso il tarantino, una narrazione in particolare cattura la nostra attenzione: la leggenda della sirena Schiuma.
La leggenda racconta la storia di una ragazza bellissima, di circa venticinque anni, con gli occhi profondi e lucidi come inchiostro buono, i capelli neri e la pelle candida come latte d’asina.

 

Tradimenti e ira

 

La ragazza era sposata con un giovane marinaio che, a causa del lavoro, si trovava molto spesso lontano da casa. Un bel giorno, intristita dalla solitudine e tentata dalle insistenti lusinghe di un altro uomo, la ragazza divenne infedele.
Il pentimento non tardò ad arrivare, così, non appena il marito tornò a casa, la donna confessò con sincerità l’accaduto. L’uomo andò su tutte le furie e decise di punirla. Lei si oppose e si disperò, ma a nulla servì, perché ciò che era stato fatto non poteva più essere cancellato.
Il marito, tristemente ferito nell’orgoglio, caricò la moglie sulla nave e, una volta giunto in alto mare, la spinse facendola cadere tra le onde.

 

L’aiuto delle sirene

 

Le sirene, però, vedendo la delicata bellezza della donna, decisero di salvarla facendola diventare una di loro.
La portarono nei loro palazzi incantati, dove le furono pettinati i capelli, qualcuna la adornò di anelli e bracciali, altre la unsero di olii profumati. Le diedero anche un nome: Schiuma.
La donna, che fino a quel momento mai si era sentita tanto coccolata, dimenticò presto l’adulterio di cui si era macchiata, e si lasciò andare alle dolci cure delle sirene. L’oblio, però, durò solo pochi giorni, e i sensi di colpa per il tradimento tornarono a dilaniarle l’anima, scolorendo le sue gote e rendendola sempre più amareggiata.
Le sirene ne ebbero nuovamente compassione, e questa volta le insegnarono a cantare meravigliose melodie capaci di attirare anche i marinai più lontani.

 

Il canto delle sirene

 

Una notte, mentre la luna illuminava il cielo pulito, le sirene la invitarono a cantare insieme a loro, e da una barca a vela lontana, videro un uomo buttarsi in acqua, attratto da quella sensuale melodia.
Schiuma però, lo riconobbe subito: era proprio suo marito.
Allora chiese alle sirene di non ucciderlo e di non trasformarlo nemmeno, ma di lasciarlo vivere almeno un altro giorno, perché voleva lei stessa provare a far qualcosa.
Qualcuno salvò il marinaio dalle onde, ma lo fece prigioniero in un palazzo che si trovava a picco sul mare. Allora Schiuma, vedendo ciò, andò sotto la sua finestra e iniziò a cantare, intonando fervide parole d’amore.
Con versi di dolore e disperazione gli promise che, in cambio del suo perdono, lo avrebbe aiutato a essere libero. Il triste prigioniero, ascoltando quelle parole, riconobbe presto la voce di sua moglie, e con trepidante attesa aspettò un giorno intero il suo ritorno. Quando Schiuma tornò, lo trasse in salvo, e tenendolo su di sé, nuotò per molte miglia.
Quando arrivò al largo, lo fece posare su un tronco galleggiante e gli disse di gridare, per chiedere aiuto ai naviganti. Alle urla dell’uomo, presto accorsero due ragazzi con una scialuppa, lo caricarono a bordo e, pian piano, lo portarono a riva.
Quando tornò a casa, però, benché fosse felice di essere salvo, sentiva dentro di sé una mancanza, un vuoto che solo la compagnia di sua moglie avrebbe potuto colmare.

 

Un perdono doloroso

 

Decise, quindi, che l’avrebbe perdonata, ma soprattutto pensò che avrebbe fatto il possibile per salvarla dal mondo delle sirene e riportarla a casa. Arrivato nella foresta delle fate, raccontò i suoi dispiaceri alla fata più anziana, sapendo che solo lei avrebbe potuto aiutarlo. La vecchina lo rassicurò, dicendogli che gli avrebbe concesso di vivere ancora con sua moglie, ma ad una condizione: avrebbe dovuto raccogliere il fiore più bello dal palazzo delle sirene.
Arrivato in alto mare, l’uomo chiamò sua moglie per nome e quando lei si affacciò, le disse che avrebbe potuto portarla via da lì se lei fosse stata in grado di raccogliere proprio quel fiore.

 

Le favole con i loro ostacoli

 

Lei, però, rispose che era impossibile, perché una volta colto, tutte le sirene sarebbero morte,  e non voleva di certo fare del male alle sue amiche o a sé stessa. Il marito, prontamente, la rassicurò, dicendole che lei si sarebbe salvata senza dubbio, con l’aiuto delle fate. Riflettendo bene, Schiuma gli rispose che c’era solo una cosa da fare: l’uomo avrebbe dovuto vendere i suoi averi e comprare i più costosi gioielli, così da attirare fuori dal palazzo le sirene, mentre lei avrebbe raccolto il fiore.
Pochi giorni dopo, l’uomo tornò, tutto affannato, con un sacco pieno di gioielli e pietre preziose.
Si sedette sulla spiaggia e fece brillare al sole i suoi monili; ed ecco che dopo una manciata di secondi, si avvicinarono tutte le sirene del palazzo e poi ci fu un boato. Il cielo si fece nero, e cento sirene morirono mentre il mare le inghiottiva.
Schiuma e suo marito, a riva, poterono finalmente riabbracciarsi e riprendere la loro vita insieme, con l’aiuto della vecchia fata che mostrava, felice, il fiore più bello e tanto ambito.

 

Una seconda possibilità

 

La leggenda della sirena Schiuma, oltre ad impreziosire la città dei due mari con le sue parole, fa riflettere sul valore del perdono reciproco e sulle seconde possibilità che la vita, talvolta, può offrire.
Sul lungomare di Taranto si possono ammirare diverse statue sinuose come sirene, pezzi unici di arte contemporanea installati con lo scopo di conferire incanto ad un luogo già magico di suo.

E c’è chi giura che, nelle lunghe notti di luna piena, Schiuma cammini ancora per il Golfo di Taranto, nelle vesti di un’anziana monaca, e che le sirene ancora cantino con disperazione al chiaro delle stelle.

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