Le antiche giudecche del Salento

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Il legame che unisce il Salento all’ebraismo ha una storia profonda e antica, che si è sviluppata nel nostro territorio molti secoli fa.
Grazie alla sua posizione geograficamente privilegiata, il Salento ha rappresentato un punto cruciale per l’espansione dell’ebraismo in tutto il Mediterraneo.
Le comunità ebraiche in questa parte della Puglia si contano fin dai tempi della Repubblica Romana, cioè già circa cinquecento anni prima della nascita di Cristo, quando gli ebrei, sbarcati sulle rive di Brindisi, venivano resi schiavi e messi al lavoro per le grandi coltivazioni.

 

Le giudecche

 

Tuttavia, soltanto dopo il 70 d.C., quando Tito ordinò la distruzione di Gerusalemme, ci fu un forte e definitivo incremento di gruppi di ebrei. Nacquero, così, numerosi quartieri ebraici che furono chiamati Giudecche, appellativo utilizzato in particolar modo nel sud dell’Italia.
Il Medioevo fu il periodo più florido per la presenza ebraica nel Salento: essi erano astuti prestatori di grandi somme di denaro e abili venditori di merci.
Le stesse figure, però, seppur molto abili, quando nel 1453 l’Impero Romano d’Oriente cadde e i porti furono ridimensionati, si videro costrette ad abbandonare la penisola salentina per lavorare altrove. Circa un secolo dopo, poi, un decreto di espulsione eliminò in maniera totale e definitiva le colonie ebraiche rimaste.

 

Il ritorno dopo la Seconda Guerra Mondiale

 

Tuttavia, essendo il Salento un punto di facile approdo, molto tempo più tardi gli ebrei vi ritornarono, sfiancati dalla Seconda Guerra Mondiale.
Essendo scampati ai campi di sterminio nazisti, per essi il Salento rappresentò il luogo della rinascita: a ciò contribuì in particolare l’elegante borgo di Santa Maria al Bagno, dove per l’occasione era stato istituito il più grande campo profughi della Puglia e dove oggi si può approfondire questa parte della storia visitando il Museo della Memoria e dell’Accoglienza.

Come già accennato, soprattutto nel periodo medievale le giudecche salentine erano numerose e si trovavano sparse in tutto il territorio salentino.

 

Tour tra i quartieri ebraici nel Salento

 

Volendo immaginare un tour fra tutti i quartieri ebraici, partiamo dal nostro capoluogo di provincia: la giudecca di Lecce si estendeva tra la Basilica di Santa Croce, via Matteotti e via Idomeneo.
Per scoprire la ricchezza della cultura ebraica, oggi è possibile visitare il Museo Ebraico, che ha sede nel Palazzo Tamburino, proprio dove un tempo c’era la sinagoga.
Uno dei più importanti centri ebraici si trovava nella città di Gallipoli. Avendo necessità di avere un porto vicino per portare a buon fine i loro commerci, gli ebrei svilupparono la giudecca quasi vicino al mare, nelle vicinanze dell’odierna Chiesa di Santa Maria del Canneto.
Tale quartiere, dove passa la via Giudecca, ancora oggi è chiamato “ la Sciudeca”, come a voler mantenere vivo il ricordo di chi lo aveva abitato.
Un’altra giudecca medievale si trovava nel centro abitato di Alessano, nelle vicinanze del castello del paese. Nel quartiere era presente anche un’importante sinagoga che, dopo la cacciata degli ebrei del 1541, fu adattata a chiesa e dedicata a Santa Maria delle Grazie. Tuttavia, dopo molti anni si decise comunque di demolire la costruzione.
Uno dei più importanti centri ebraici del Salento fu, insieme a Oria e Taranto, quello di Otranto. Qui ai naviganti risultava facile imbarcarsi e approdare e grazie a ciò, nel XII secolo, divenne il più grande centro ebraico, il quale contava il più alto numero di presenze di tutta la Puglia.

 

Lo studio del Talmud ad Otranto

Nella giudecca idruntina fu istituita una prestigiosa scuola improntata sullo studio del Talmud ( l’insieme delle regole di vita delle comunità ebraiche), la sua importanza fu tale che la frase di un rabbino fece la storia: “da Bari esce la legge e la Parola di Dio da Otranto”. Anche la città di Oria ebbe la sua giudecca, che si sviluppava nei pressi di quella che oggi è chiamata “Porta degli Ebrei”. Tra le vie del centro storico si può ammirare il “Rione Giudea” e una grande Menorah posta al centro della piazza principale.

Il quartiere ebraico di Manduria, invece, era costituito da un solo isolato, a cui si poteva accedere attraverso tre diversi archi e che è chiamato, ancora oggi, “Ghetto degli Ebrei”. Questa denominazione deriva dal fatto che, quando la giudecca era abitata, all’ora del tramonto venivano chiuse le tre porte del quartiere, isolando gli ebrei dagli altri abitanti del luogo.

Anche nella città di Taranto era presente una giudecca, della quale è rimasto ben poco. Tuttavia, alcuni manoscritti e libri di alto valore intellettuale sono conservati, oggi, in alcuni musei europei.

Le stradine dei paesi e i centri storici celano, spesso, storie poco conosciute e ci dimostrano che il Salento, già in passato, era un luogo multietnico e multiculturale. Attraverso quello che resta, il nostro territorio vuole farci conoscere le sue antiche radici.

 

Fonti:

-L. De Matteis, IL GRANDE SALENTO DA SCOPRIRE, Edizioni Grifo 2021;

-dal web.

 

Foto: dal web, Palazzo Tamborino

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