La via Sallentina

Esplorando le vicende di storia antica e sempre viva del Salento, la nostra attenzione si posa su Messapia, l’antica denominazione del territorio salentino che indicava la terra di mezzo, quella compresa tra i due mari.
I Messapi arrivarono nella penisola salentina verso l’XI secolo a.C. , ed essendo giunti, appunto, in una terra particolare perché compresa tra il Mar Jonio e il Mar Adriatico, decisero di stabilirvisi e di organizzare la loro comunità in dodici piccole città, tra cui Nardò, Alezio e Roca Vecchia.
In quest’ultima località, sulle pareti della suggestiva Grotta della Poesia, le incisioni riportano le uniche divinità messapiche di cui si ha una raffigurazione ancora visibile: il dio Taotor Andirao e la dea Bama.

 

Una strada per collegare dodici città

La dodecapoli però, nonostante fosse ben strutturata, aveva bisogno di una strada che, oltre a collegare le città tra loro, potesse favorire i traffici commerciali e militari con l’esterno. Nacque così la Via Sallentina, lunga quasi 162 km, un’antica strada che ci catapulta indietro nel tempo e ci guida in un percorso fatto di curiosità e scoperte.
La Via Sallentina era, propriamente, la strada che attraversava l’abitato di quelli che venivano chiamati “i sallentini”, e che portava da Taranto a Vereto, passando facilmente per Manduria, Nardò, Alezio e Ugento, e poi risalire verso Otranto.
Qui, e più precisamente ad Uggiano La Chiesa, è ancora possibile vedere un tratto dell’antica strada, tra l’erba e i fiori di campagna. La Via Sallentina, prima di diventare un’arteria romana, era una via messapica pensata anche come alternativa alla navigazione, probabilmente per evitare le famose secche di Ugento.

 

Da Taranto a Otranto

Questo percorso, per interi millenni, fu battuto da pellegrini, commercianti, soldati, monaci e navigatori, e i tratti di strada ancora rimasti sembrano incastonati in un tempo senza tempo, in un’eternità che supera quella dell’immaginario umano e sfonda le porte della storia.
Con ogni probabilità, in tempi antichi fu costruita per permettere  soprattutto ai muli o agli animali da soma di transitare con agilità, perciò, essendo stretta e tortuosa, raramente fu percorsa anche da carri dalle dimensioni importanti.
Quest’antica via fu dettagliatamente descritta nella Tabula Peutingeriana dove, oltre alle precise indicazioni sulle distanze tra i paesi, si trovava anche una descrizione della strada come una diramazione che si snodava attraverso un paesaggio estremamente bello e caratteristico, fatto di piccoli centri abitati, sorti tra il mare e la campagna.

In questo importante documento, costituito da dodici fogli attaccati in successione fino a formare una lunga pergamena, si supponeva che la via fosse anche entrata a far parte del sistema postale dei romani, allo scadere del IV secolo.
Il momento di massimo utilizzo dell’antica strada avvenne in epoca messapica; con i romani, infatti, la Via Sallentina era d’interesse prettamente locale, e pian piano venne esclusa dai traffici più esterni.
Quando l’impero romano cadde, i bizantini, nuovi dominatori del territorio salentino, pur continuando a fare largo uso della via, non fecero alcun intervento di manutenzione.
Quello fu il momento in cui iniziò la sua decadenza, complice anche il passare del tempo e l’alternarsi delle stagioni con le loro intemperie.

 

Sulle tracce del passato

La Via Sallentina, diroccata e in disuso, oggi è un richiamo per gli amanti di storia ed escursionismo. Andando a piedi, a stretto contatto con la natura, possono cogliere ciò che rimane della sua materialità, profumata di lavoro e di passato, su un percorso costellato di vecchie masserie, paesaggi rurali e grandiose viste sul mare: una via che attraversa l’essenza più ancestrale di questa terra chiamata Salento.

 

 

Immagine principale da Di Pietro Di Fontana – Questa è una immagine ritoccata, il che significa che è stata modificata digitalmente dalla sua versione originale. Modifiche: derived. La versione originale può essere vista qui: Tabula Peutingeriana Serbia, Naissa.JPG., CC BY 3.0 rs, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=55254644

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