La più antica mappa del Salento

La più antica mappa del Salento

Il ritrovamento del frammento a Soleto

 

Sono passati diciassette anni da quando Thierry Van Compernolle, sotto il sole rovente di una giornata d’agosto, durante i lavori per uno scavo archeologico, trovò in un’antica casa messapica di Soleto il frammento di un vaso in ceramica che destò la sua attenzione. Non un coccio qualsiasi, ma uno alquanto singolare: frastagliato e smaltato di nero (probabilmente il resto di un ostrakon), presentava delle curiose incisioni che a prima vista portarono Van Compernolle, professore di origine belga, a pensare che si trattasse di una raffigurazione della parte più bassa della Puglia, e in particolare della penisola salentina.

 

Le ricerche archeologiche 

 

Dopo aver incrociato le sue ricerche con quelle di diversi archeologi, lo studioso confermò quanto aveva precedentemente ipotizzato e concluse che si trattasse non solo della più antica mappa del Salento, ma anche della più antica mappa d’Occidente. Tale reperto, conservato oggi presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, risale al V secolo a. C. e, al contrario di quanto potremmo pensare, le sue dimensioni sono davvero ridotte: misura approssimativamente 6 centimetri di larghezza e 3 di altezza.

 

Gli undici paesi sulla mappa di Soleto

 

Le incisioni riportate dalla mappa non lasciano spazio a dubbi: il Mar Adriatico e il Mar Ionio (stilizzati con sigma a quattro tratti), lambiscono i lati della costa salentina, mentre nella parte interna compaiono le località. Qui al centro, appunto, leggiamo tredici toponimi, tutti indicati rispettivamente con un puntino.

Undici di questi toponimi sono scritti in lingua messapica e indigena, mentre i restanti due, più facilmente comprensibili, sono scritti in lingua greca. Tra quelli riportati in lingua messapica, leggiamo i nomi di Leuca, Nardò, Soleto e Ugento, mentre Otranto e Taranto, compaiono in lingua greca. Sull’ indicazione di Taranto dobbiamo porre particolare attenzione: nella mappa non è intesa come la città, ma come il Golfo di Taranto.
La parte superiore della cartina riporta la località di Roca Vecchia, ma essendo questo toponimo tagliato a metà, possiamo pensare che a noi sia giunta solo una parte di quella che era la mappa originale, probabilmente rotta, poi, nel tempo, in maniera accidentale.

 

Il valore storico del frammento

 

Questo prezioso frammento, oltre a rappresentare un reperto archeologico d’indiscusso valore, è stato di considerevole aiuto nello studio delle monete antiche, in particolare della moneta messapica Graxa, sulla quale gli esperti di Numismatica avevano ipotizzato due diverse provenienze: Fasano o Gallipoli. Solo dopo il ritrovamento della mappa, sulla cui facciata è riportata la città di Gallipoli con il toponimo Graxa, ogni dubbio è stato fugato.

Se vogliamo vedere con i nostri occhi questo intrigante reperto archeologico, tanto piccolo quanto ricco di storia, non ci resta che recarci presso il museo che lo ospita, magari seguendo le indicazioni di chi, prima di noi, percorse il Salento in lungo e in largo, lasciando per sempre un’indiscussa traccia di sé.

 

Foto da Wikipedia

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