La leggenda della Torre del Serpe a Otranto

Torre del Serpe Otranto

Sulla costa adriatica sorge il comune italiano più esposto a Oriente: Otranto, una località densa di storia che un tempo era conosciuta come Hydruntum, in onore del torrente Hydrus nella cui valle fa capolino la città, anche se si ipotizza che il suo nome possa derivare, invece, da quello di una zona alta, chiamata Odronto, che si trova nelle immediate vicinanze del porto.

 

Otranto, porta d’Oriente

Otranto, oltre ad avere un mare dall’indiscutibile bellezza, è una città fortificata, infatti si possono ancora oggi ammirare le alte mura che ne circondano il borgo antico, dato che la sua posizione geografica, in passato, la rendeva vulnerabile alle invasioni e alle occupazioni dei nemici. Nei secoli, molti popoli dopo aver combattuto, l’hanno dominata e hanno lasciato il loro segno indelebile  nella storia, ma anche nella tradizione, nella cultura e nell’arte. Il passaggio di tali popoli ha lasciato strascichi anche nelle leggende che a voce, come merce che passa tra le mani da uomo a uomo, si sono tramandate fino a giungere ai giorni nostri.

 

La leggenda della Torre del Serpe

Una delle incantevoli leggende che tra le metafore parlano del passato della città, è quella della Torre del Serpe, una torre che si trova a sud di Otranto. A vederla da lontano e a giudicare dal suo nome sembrerebbe una torre, eppure, la Torre del Serpe altro non è che un faro romano eretto allo scopo di avvistare le navi che si avvicinavano alla Terra d’Otranto. Punto più alto tra il mare e la campagna, sfiorando l’orizzonte si erge la torre misteriosa che si differenzia nella struttura dalle altre torri del Cinquecento e la cui luce, richiamo vivo tra le acque notturne, era alimentata dall’olio d’oliva o da quello denso e godurioso di balena, di cui i mostri e i rettili si diceva facessero incetta.

 

Il serpe e l’olio del faro

Una leggenda nata ai tempi di Maria d’Enghien racconta di un grosso e lungo serpente che viveva tra l’erba e le pietre del faro e che si nascondeva di giorno, rendendosi invisibile, per poi uscire di notte. Il rettile, non trovando altro di cui cibarsi, era solito bere fino all’ultima goccia dell’olio del faro, un gesto semplice e istintivo che si era rivelato salvifico per la città d’Otranto: senza il sostentamento dell’olio, il lume pian piano di spegneva e alle navi dei nemici risultava impossibile avvistare l’abitato e, di conseguenza, raggiungerlo. La leggenda racconta che pochi anni prima della terribile invasione di Otranto da parte dei turchi, nel 1480, il serpente salvò la città dai saraceni che poi finirono per sbarcare a Brindisi e la saccheggiarono.

Nei dintorni di questo rinomato faro del cinquecento ( ancora oggi visibile perché in parte restaurato), dove la natura manifesta la sua grandiosità nel susseguirsi delle stagioni, non sono mai sorte abitazioni, perché quello è il posto dove echeggiano i lamenti, i pianti e le cantilene dei defunti dispersi in mare, dei corpi di alcuni mercanti veneziani i quali, confusi dal buio, non riuscirono a raggiungere Otranto morendo annegati e che, dopo secoli, si racconta che ancora vaghino alla disperata ricerca della riva, anime inquiete senza sacro riposo.

Il serpente, nemico dei forestieri,  non fece una buona fine: morì ucciso dopo un’imboscata, ma fu presto vendicato dalla sua compagna di vita la quale, salendo sulla torre, rise di gusto mentre la avvolgeva sempre più forte fino a distruggerla quasi del tutto.

 

Lo stemma di Otranto

Gli abitanti di Otranto sono particolarmente affezionati alla Torre del Serpe e alla sua storia, tanto che lo stemma cittadino raffigura un serpente che avvolge a spirale una grande torre.

Otranto è una città dall’affascinante vissuto, e come tutte le altre località marine del Salento adriatiche o ioniche che siano, offre le meraviglie del mare e i suoi innumerevoli benefici, ma soprattutto accompagna gli interessati in un’emozionante esperienza da vivere attraverso le sue mille sfaccettature.

 

Immagine dal web con licenza CC

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