La casa green

Il Parlamento Europeo a Marzo 2024 ha approvato in via definitiva la direttiva case green con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 a effetto serra e il consumo energetico entro il 2030, in vista del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.

Rispetto al testo originario, la Direttiva finale è molto più elastica e meno stringente sui tempi di adeguamento per l’edilizia, ma comporta comunque molti malumori in Italia.

 

Le novità più importanti della direttiva

 

Gli Stati membri devono definire requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici

Tutti i nuovi edifici devono essere almeno a energia quasi zero (e dal 2028 a emissioni zero). Inoltre è necessario fissare i requisiti minimi di tutti gli edifici che subiscono una ristrutturazione significativa.
Il testo originario prevedeva, invece, che entro il 2030, l’obiettivo era raggiungere la classe energetica E per gli edifici residenziali, mentre entro il 2033 bisognava migliorare ancora per arrivare alla classe energetica D.

 

Il passaporto di ristrutturazione per gli Stati membri dell’Unione Europea

Il passaporto deve essere redatto in formato digitale da un esperto qualificato o certificato, sarà lo Stato membro a decidere se sarà obbligatorio o no. Contiene una tabella di marcia completa per la ristrutturazione, indicherà le fasi e i benefici attesi in termini di risparmio energetico, riduzione delle spese e delle emissioni di gas serra nel corso del ciclo di vita dell’edificio.

 

Il nuovo Attestato di Prestazione Energetica (APE)

Al momento l’APE è un documento obbligatorio in determinati casi e deve essere allegato ai contratti di compravendita e locazione, con una validità massima di 10 anni. Non è obbligatorio se non si eseguono modifiche sostanziali all’immobile. Nel momento in cui vengono effettuati lavori strutturali o che comunque alterano la precedente prestazione energetica dell’immobile, l’APE deve essere nuovamente redatto da un tecnico certificatore, il quale redige un nuovo documento con la nuova classe energetica.
Il nuovo certificato APE deve includere le prestazioni energetiche dell’edificio, la classe di prestazione energetica da A a G e le raccomandazioni per il miglioramento delle prestazioni energetiche, laddove servono. Deve essere emesso in formato digitale e viene registrato dal tecnico certificatore sulla piattaforma informatica della regione in cui si trova l’immobile.

 

Divieto di fornire agevolazioni per gli apparecchi alimentati a combustibili fossili

Questo sia per i nuovi edifici che per le ristrutturazioni. Questo divieto dovrebbe entrare in vigore progressivamente dal 2025, impedendo l’uso di combustibili fossili. Tuttavia, la data per il divieto completo è stata spostata in avanti al 2040. Nonostante ciò, sarà ancora possibile incentivare i sistemi di riscaldamento ibridi, come quelli che combinano caldaie e pompe di calore.

 

Tutti i nuovi edifici, residenziali e non, dovranno avere zero emissioni “in loco” di combustibili fossili

L’obbligo scatterà a partire da gennaio 2028 per gli edifici di proprietà pubblica e da gennaio 2030 per tutti gli altri nuovi edifici. Gli edifici che potranno essere esentati dagli obblighi includono quelli soggetti a vincoli specifici, gli edifici religiosi, quelli temporanei, le seconde case utilizzate per meno di quattro mesi all’anno, gli immobili inferiori ai 50 metri quadri.

 

Case green: cosa cambia per l’Italia

 

La Direttiva case green UE prevede per l’Italia l’obbligo di rispettare le scadenze per raggiungere la neutralità climatica nel 2050.

Il problema è che l’Italia si ritrova a dover fare i conti con un patrimonio immobiliare vecchio e poco “green”, con circa 1,8 milioni di edifici residenziali in classi energetiche basse (D o G) sul totale di 12 milioni, secondo l’ultimo report 2023 dell’ISTAT.

Ma per fortuna  resta valido quanto siglato nel compromesso sulla direttiva EPDB (Energy Performance of Buildings Directive). Il nostro Paese cioè, potrà richiedere deroghe sugli edifici alla Commissione europea. Queste deroghe, consentiranno una revisione degli standard minimi da raggiungere anche all’Italia. Le deroghe potrebbero essere applicate fino al 22% degli immobili e non andranno oltre il 1° gennaio 2037.

 

Il malcontento del Governo italiano, le spese e l’allarme svalutazione

 

La Direttiva EPBD sembra non soddisfare il Governo. I partiti di maggioranza del Parlamento italiano, infatti, hanno espresso voto contrario al provvedimento. Il problema è che, anche se migliorata, la deadline green è complessa da applicare nel nostro Paese.

A fine 2023 il Ministero dell’Ambiente ha aggiornato il PNIEC, Piano Nazionale Integrato Energia e Clima nazionale che indica la strada che dovrebbe permettere all’Italia, entro il 2030 di raggiungere quasi tutti i target comunitari su ambiente e clima.

 

Effetti della Direttiva sui proprietari di immobili

La Direttiva UE sulle case green, mirata a migliorare l’efficienza energetica degli edifici, avrà significative conseguenze sui proprietari di casa in tutta Europa, con particolare impatto in paesi come l’Italia. Questo implica che molti proprietari di immobili dovranno investire in ristrutturazioni per migliorare l’isolamento e l’efficienza energetica delle loro abitazioni.

 

Preoccupazioni per i costi di adeguamento

In Italia, ad esempio, c’è una preoccupazione significativa per i costi di adeguamento, soprattutto perché il paese ha un parco abitativo più vecchio e meno efficiente dal punto di vista energetico rispetto ad altri paesi europei. Questo lascia i proprietari italiani particolarmente esposti alle spese di ristrutturazione.

 

Impatto economico significativo

Secondo le stime di ANCE, l’associazione nazionale costruttori edili in Italia, per soddisfare gli obiettivi della direttiva sugli edifici green, sarà necessario ristrutturare circa 1.8 milioni di edifici residenziali nei prossimi 10 anni, a un costo stimato di 400 miliardi di euro. Anche gli immobili commerciali richiederanno investimenti significativi.

 

Aiuti finanziari limitati

Nonostante il precedente governo italiano abbia concordato con l’UE l’utilizzo di 15.3 miliardi di euro del fondo di recupero post-COVID per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, questa somma rappresenta solo una frazione di ciò che è necessario. Il nuovo governo ha ridotto alcuni incentivi fiscali come il “superbonus“, limitando ulteriormente l’accesso ai finanziamenti.

 

Deprezzamento degli edifici attuali

 

Il mercato immobiliare in Italia potrebbe subire un colpo durissimo, poiché alcuni immobili potrebbero non solo deprezzarsi, ma addirittura essere esclusi dalla domanda poiché ritenuti sostanzialmente “irrecuperabili”. Il sistema bancario, che ha concesso mutui a lunghissimo termine sulla base di valori che potrebbero cambiare completamente, potrebbe poi determinare una nuova crisi finanziaria profonda.

Secondo il Codacons, la spesa per gli interventi di riqualificazione energetica è tra 35-60mila euro ad abitazione,  considerando una abitazione di 100 mq. Potrebbero determinare nel medio termine effetti enormi sul mercato immobiliare, portando ad una svalutazione fino al 40% del valore degli immobili non oggetto di lavori di riqualificazione, conclude il Codacons.

 

Conclusioni

 

L’Ue ha calcolato che quasi il 60% delle abitazioni europee richiede interventi di ristrutturazione entro il 2050.
Solo un quarto degli edifici già soddisfa i requisiti imposti dal nuovo regolamento, in particolare quelli recentemente costruiti.
Ad esempio, secondo l’Enea, il 95% delle case costruite nel 2022 appartiene alla classe A in termini di efficienza energetica.

Nel testo definitivo del provvedimento europeo sono stati smussati alcuni angoli non solo in termini di regole a cui adempiere entro il 2050 ma anche in termini di tempistiche.
Lo scadenziario fissato consta di vari traguardi che vengono dilazionati nei prossimi 30 anni (il cui anno zero di partenza è stato fissato al 2020).

I diktat marchiati UE continuano comunque a non piacere alla struttura governativa italiana, a causa anche del fatto che il nostro Paese si ritroverà nei prossimi anni a dover compiere importanti opere di ristrutturazione e riqualificazione energetica, a fronte di un patrimonio immobiliare ancora troppo datato e poco in linea con gli obiettivi delle “zero emissioni di Co2“.

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