Imposta di soggiorno

Imposta di soggiorno

L’imposta di soggiorno è una tassa locale, versata dalla persone che alloggiano nelle strutture ricettive di territori classificati come località turistica, città d’arte o capoluoghi di provincia. L’ente comunale incassa l’intero ammontare e lo investe interamente in ambito turistico, come il potenziamento delle infrastrutture, i servizi wireless o la promozione del territorio.

 

Cos’è l’imposta di soggiorno

 

L’imposta di soggiorno nel linguaggio comune viene anche erroneamente chiamata tassa di soggiorno, ma non è da considerarsi una tassa, dato che le denominazioni tassa e imposta prevedono alla base modalità e destinazioni diverse.
La tassa viene pagata dal cittadino in cambio di un servizio, l’imposta è un prelievo di ricchezza dai contribuenti, che non corrisponde a nessun particolare servizio. Quindi l’imposta di soggiorno non è da considerarsi “tassa” ma “imposta”, in quanto è pagata dal turista al comune in cui ha deciso di soggiornare secondo le proprie preferenze ed esigenze e i cui utili sono destinati esclusivamente al miglioramento del settore turistico locale.

In Italia la tassa di soggiorno nacque nel 1910, inizialmente fu applicata solo alle stazioni termali e alle zone balneari. Successivamente la tassa si trasformò in imposta e venne estesa a tutte le località turistiche italiane.

 

Italia, paese d’arte

 

Dato che il settore turistico è di cruciale importanza per un paese d’arte come l’Italia, questo richiede investimenti notevoli, per poter offrire al turista servizi adeguati ai tempi e competere con le altre nazioni.
Per ottenere un capitale costante da reinvestire nei servizi per il turismo, si è pensato di sfruttare l’imposta di soggiorno ,che diventa risorsa,  il cui scopo è proprio quello di generare il capitale necessario per gli investimenti utili a incrementare il turismo, creando un flusso che porti denaro alle casse comunali senza tassare i residenti, ma ottenendo il denaro direttamente dai turisti.

 

La risorsa per il turismo

 

L’imposta di soggiorno è interamente a carico del turista, il gestore dell’attività ricettiva ha il solo compito di riscuoterla e versarla nelle casse dell’ente pubblico, che potrà poi utilizzare questa risorsa a beneficio dell’industria turistica della località.
Trattandosi di un’imposta locale, l’ente comunale può personalizzare i parametri più importanti dell’imposta, decidendo tariffe, eventuali esenzioni e scadenze, perché conosce meglio la realtà locale e può decidere in base alle esigenze del particolare territorio.

Infatti Le modalità di applicazione sono molto diverse e il versamento varia da  un importo fisso a uno variabile, con scaglioni associati ai tipi e categorie alberghiere,  al prezzo, alla localizzazione e al periodo.

Sono previste esenzioni molto diverse da comune a comune in base alla residenza, all’età, a problemi di disabilità, alla durata della permanenza, alla stagionalità, infatti molte località balneari spesso non applicano l’imposta durante la bassa stagione.

 

Come viene gestito il ricavato

 

Il denaro ricavato viene gestito in modo autonomo dagli enti locali, le statistiche affermano che i principali investimenti effettuati riguardano prevalentemente l’ organizzazione di manifestazioni ed eventi, il restauro e la manutenzione di monumenti, il  miglioramento delle strade, il decoro cittadino e la manutenzione del verde pubblico.

 

Valori IMU di Nardò nel 2020

 

Per quanto riguarda le aliquote IMU del Comune di Nardò , il consiglio comunale ha approvato i seguenti valori  per l’anno 2020:

1) abitazione principale classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 e relative pertinenze: aliquota pari al 4 per mille;
2) unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata ( categorie A/1, A/8 e A/9): aliquota pari al 4
per mille;
3) fabbricati rurali ad uso strumentale: aliquota pari allo 0 per mille;
4) fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati: aliquota pari allo 0 per mille;
5) fabbricati classificati nel gruppo catastale D, ad eccezione della categoria D/10: aliquota pari al 10,6 per mille;
6) fabbricati diversi da quelli di cui ai punti precedenti: aliquota pari al 10,6 per mille;
7) terreni agricoli: aliquota pari al 10,6 per mille;
8) aree fabbricabili: aliquota pari al 10,6 per mille.

(Fonte dei valori IMU a questo link )

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