Il racconto dellu Nanni Orcu

Il racconto dellu Nanni Orcu

L’ammaliante penisola salentina, terra dal cuore tenero e dalle coste rocciose, bella per natura, custodisce gelosamente antichi racconti e leggende che, ancora oggi, fanno trattenere il fiato a chiunque li ascolti.
Una terra che splende nella particolarità dei suoi paesaggi incantati e che, tra le pinete, i muretti a secco e le grotte che spiano il mare, diventa a tratti misteriosa.
Mentre alcune leggende conquistano i cuori dei più melanconici con le vicende di sirene innamorate, i racconti salentini, molto vicini alla fiaba, narrano di figure storpie e spaventose, poiché  un tempo miravano ad azzittire i bambini più ribelli.

 

Lu Nanni Orcu

 

La tradizione popolare salentina vede protagonista di alcuni suoi racconti, ad esempio, lu Nanni Orcu, un personaggio inquietante che molti paesi descrivono in maniera diversa, attraverso quanto tramandato da padre in figlio: alcuni dicono che fosse un orco cattivo, altri un gigante brutto ma buono.
Lu Nanni Orcu era, come il nome stesso suggerisce, un orco: era muscoloso, aveva un’altezza esagerata che superava quella degli alberi d’ulivo, i suoi lunghi capelli erano neri e lucenti come quelli dei cavalli.
Aveva unghie viscide e annerite dall’incuria, la pelle era come buccia dura difficile da scorticare. Due occhi piccoli e incavati, sotto la fronte profondamente solcata, scrutavano il mondo alla continua ricerca di carne umana.
Si diceva che vivesse sottoterra, o chinato in qualche grotta; il suo aspetto era da pezzente e, poiché la sua pelle era più scura di quella degli abitanti del Salento, gli uomini più fantasiosi presumevano che si trattasse di un forestiero, arrivato insieme ai turchi a Otranto e rimasto qui dopo aver perduto i suoi compagni.
In alcune zone del Salento, e in particolare nei dintorni di Maglie, lu Nanni Orcu era un mostro goloso di carne umana, ma la sua innata bontà lo portava ad azzittire la fame: un orco buono, dunque, pronto a lasciar da parte i suoi bisogni.

 

Il bambino svogliato

Il racconto popolare narra di un bambino mandato dalla madre presso un frate, per studiare e apprendere i segreti della vita. Il bambino, però, nonostante i sacrifici della donna, era molto svogliato e non riuscì ad imparare una singola parola, così la donna, esasperata, lo buttò fuori da casa.
Camminando di qua ed esplorando di là, il giovane fanciullo arrivò in un giardino e, in preda alla fame, si arrampicò su un albero carico di succulente pere. D’un tratto, mentre stava per addentare il frutto più maturo, udì dei forti tonfi che facevano tremare il terreno: sembravano passi! Si apprestò a scendere dall’albero ma davanti a lui si presentò una figura alta e mostruosa, che disse di aver sentito odore di carne umana tenera.
Il bambino iniziò a disperarsi rimpiangendo la sua adorata mamma e maledicendo sé stesso per la propria stoltezza, e il Nanni Orcu, vedendolo così sconfortato, sentì il cuore ammorbidirsi. Provò una profonda compassione per il bambino, tanto da decidere di tenerlo qualche giorno con sé (forse per mangiarlo in un momento migliore? chissà…).
Il bambino rimase lì per più di due anni, ma un giorno manifestò la voglia di andare a vedere la sua mamma, allora il Nanni Orcu lo lasciò andare, dandogli qualcosa da portare in dono alla donna, per farsi perdonare le stoltezze del passato: un asinello che faceva venir giù denaro dal suo deretano, ma solo con delle parole magiche. Non era certo un dono qualunque, perciò l’orco raccomandò al bambino di fare molta attenzione a non farselo rubare.

 

Gli inganni lungo la via

Il fanciulletto però, stanco e affamato, dopo tanti chilometri si fermò ad una locanda e rivelò a tutti, con ingenuità, le potenzialità del suo animale, così i proprietari del locale scambiarono l’asino con uno simile.
Quando il bambino arrivò da sua madre, pronunciò le parole magiche affinché l’animale producesse quattrini, ma vedendo che l’asino ragliava e basta, la madre pensò che volesse ancora ingannarla e lo mandò, di nuovo, via da casa. Tutto mogio, il bimbo tornò dal Nanni Orcu, che ormai considerava come uno zio, e gli raccontò quanto accaduto.
Questa volta l’orco, che era buono di cuore, gli diede una salvietta, dicendogli di prestare più attenzione della volta precedente, poiché con delle parole magiche si poteva trasformare in una tovaglia imbandita di ogni bene, e la sua mamma ne sarebbe stata certamente felice. Strada facendo, si fermò alla solita locanda ma anche questa volta, la salvietta fu scambiata con un comune tovagliolo e una volta arrivato a casa, nuovamente la madre lo cacciò via perché credeva che raccontasse solo frottole.
Per la terza volta, il Nanni Orcu vide il fanciullo vicino al suo giardino e, dopo aver ascoltato le sue disavventure, lo fece rimanere con lui per molto altro tempo.

 

L’ ultima possibilità

Quando poi, il fanciulletto, chiese ancora di andare a vedere la mamma, l’orco gli diede una grossa mazza che, con le parole magiche ”mazza mia, dammi, dammi!”, dava mazzate a chiunque si trovasse vicino, e lo avvertì dicendogli che quella sarebbe stata la sua ultima possibilità.
Il bambino, che da tutte queste vicissitudini aveva imparato ad essere un po’ furbo, quando arrivò alla solita locanda disse ai proprietari di tenergli la mazza e di non dire mai le parole” mazza mia, dammi, dammi!”.
Loro però, credendo di prenderle in giro il ragazzino come le altre volte, pronunciarono quelle parole, e subito la mazza si animò e li lasciò stesi per terra a suon di colpi. Solo così, il fanciulletto poté riprendere l’asino, la salvietta e la mazza che gli avevano sottratto e andare, fiero, dalla sua mamma.

 

La rivincita del bambino 

Una volta arrivato a casa, chiese all’asino i denari e alla salvietta di apparecchiare tavola, e finalmente, con tanto orgoglio, riuscì a far diventare ricca la madre, ripagandola per ogni sacrificio fatto. E il Nanni Orcu? Lui rimase affamato di carne umana ma con il cuore appagato, perché aveva aiutato il bambino a percorrere la strada che portava alla felicità.

Il Salento, in ogni sua sfaccettatura, non finirà mai di stupire, perché la sua tradizione popolare è tra le più vive e apprezzate d’Italia: una cultura fatta di riti, racconti, musica folkloristica e tanta storia, che accompagna i più curiosi in un affascinante viaggio senza fine.

 

 

Lu Nanni Orcu -Parco dei Paduli – foto di Catia Torsello da Belsalento

Compare listings

Confrontare