I reperti archeologici del Pizzo dell’Aspide

Cosa c’è di più bello di una passeggiata in riva al mare? Spesso, davanti al nostro sguardo distratto sono celati passati inimmaginabili, storie di vita racchiuse nell’accattivante involucro dei paradisi naturali.
Il Pizzo dell’Aspide, la lingua di terra che sfacciatamente si protende tra Santa Caterina e Santa Maria al Bagno tuffandosi nel mare blu che le unisce, è il luogo perfetto non solo per gli appassionati della natura, ma anche per quanti vanno alla ricerca di antiche vicende sulle quali indagare.

 

Un passato che dorme da millenni

Un passato rimasto dormiente per millenni, quello del Pizzo dell’Aspide, in attesa di qualcuno che gli permettesse di rivivere. Tutto era iniziato a gennaio dello scorso anno, quando il Gruppo Speleologico Neretino, dopo un’accurata osservazione, aveva segnalato alla Soprintendenza Archeologica la presenza di alcune piccole aree dai tratti particolari. Tra i sassolini e l’erbetta verde del promontorio ionico, infatti, tali aree (facilmente riconoscibili per chi volesse, oggi, ammirarle) si presentavano delimitate, in forma geometrica, da alcune pietre di medie dimensioni fissate direttamente nel suolo. Probabilmente, era stata la violenta mareggiata abbattutasi pochi mesi prima sul litorale ionico a dare a queste piccole aree la possibilità di tornare alla luce.

 

Il ritrovamento dei reperti archeologici

Gli archeologi, in realtà, si erano interessati al Pizzo dell’Aspide e alla sua storia già alcuni anni fa, in seguito al ritrovamento di tracce di ceramica sulla sua superficie. Tenendo presente anche che già nelle immagini aeree acquisite a ridosso degli anni ’50, il promontorio appariva chiuso da una costruzione muraria rudimentale, essi avevano supposto che il sottosuolo potesse essere ricco di reperti di tipo archeologico.
E così, gli scavi di poco più di un anno fa non avevano fatto altro che confermare quanto già si era ipotizzato: questa striscia di terra, palcoscenico di albe silenziose e tramonti infuocati, era stata, nell’Età del Bronzo, la dimora di chi aveva scelto di vivere in riva al mare.

 

La vita nell’età del bronzo a Pizzo dell’Aspide

Tra i reperti rivenuti, tra una cospicua quantità di ceramica, ad attirare maggiormente l’attenzione degli studiosi era stata una particolare piastra d’argilla che si era conservata molto bene, nonostante si trovasse pochi centimetri sotto il livello del suolo. Con ogni probabilità, tale reperto era stato utilizzato nella protostoria per cuocere le vivande. Il gruppo di uomini dell’Età del Bronzo che aveva deciso di stabilirsi nei pressi del Pizzo dell’Aspide, aveva lasciato, quindi, tracce della sua vita e della sua quotidianità.
L’uomo di tale periodo non era più nomade come i suoi predecessori, ma aveva appositamente deciso di adottare uno stile di vita più tranquillo, scegliendo i luoghi che gli avrebbero permesso di trascorrere le proprie giornate dedicandosi all’agricoltura e all’allevamento. La sua attenzione non era più volta unicamente alle grotte intese come rifugio, ma preferiva creare dei piccoli villaggi con l’aiuto del gruppo.
Il Pizzo dell’Aspide, con la sua ampia superficie quasi totalmente circondata dal mare, aveva tutte le caratteristiche necessarie: perciò, molto probabilmente, le aree dal perimetro in pietra rinvenute di recente potrebbero rappresentare i resti delle tipiche abitazioni dell’Età del Bronzo.

 

I primi insediamenti del Paleolitico

Gli insediamenti di tale periodo, infatti, consistevano in capanne di legno con, appunto, una delimitazione di forma geometrica in pietra o direttamente scavata nel terreno roccioso, e con un tetto coperto da diversi tipi di foglie, preferibilmente di grandi dimensioni. A fare da sostegno alla struttura era un palo di legno fissato in un foro scavato nel suolo, della grandezza di circa 30 cm. La posizione geografica del Salento, fin dai primi insediamenti dell’uomo risalenti al Paleolitico, ha favorito, e continua a farlo tutt’oggi, i contatti con il Mediterraneo e gli scambi con luoghi e nazionalità diverse.

Pertanto, oltre a rappresentare un punto di forza per l’economia salentina, il versante ionico si conferma anche ai giorni nostri come crocevia di culture differenti, ancorate al passato ma proiettate verso il futuro. Il Pizzo dell’Aspide e tutte le marine di Nardò conservano il loro fascino ancestrale, fatto di natura, accoglienza e storia, sullo sfondo del mare azzurro che le accomuna e che sembra far loro da sostegno.

 

Fonte dell’immagine: Pagina facebook della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio Brindisi e Lecce

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