I mestieri antichi del Salento

Visitando la penisola salentina, si possono scoprire interessanti eredità culturali, ascoltando coloro che raccontano la storia dei mestieri che un tempo erano il cuore pulsante di ogni paese.

 

Li mesci

 

Se, oggi, la tecnologia ha oscurato e sostituito buona parte della manualità, un tempo i ragazzini si recavano dai “maestri” per tenersi impegnati, ma soprattutto per imparare un mestiere.
Il lavoro e la storia hanno formato l’identità più profonda del nostro territorio, fatto di natura, arte e antiche tradizioni che permangono nel cuore della nostra gente. Lo stesso paesaggio è stato culla e origine di molti mestieri antichi: si pensi, ad esempio, alla pietra leccese, divenuta emblema dell’architettura salentina.

 

Il cavamonti

 

Grazie a questa pietra calcarea facilmente modellabile, si diffuse il mestiere del “cavamonti”, un lavoro estremamente duro attraverso il quale gli uomini estraevano i blocchi di pietra dalle cave.

 

Lo scalpellino

 

Quello dello “scalpellino”, invece, era un mestiere meno faticoso ma più certosino: il maestro sgrossava e scolpiva la pietra leccese per ottenere degli autentici capolavori che, spesso, andavano ad abbellire le ville dei nobili (non solo oggetti di piccola taglia, ma anche manufatti di grandi dimensioni, come camini e statue).

 

Il contadino

 

La terra fertile, profondamente rossa in alcune zone e più chiara in altre, diede per moltissimo tempo sostentamento a chi per lavoro faceva il contadino.
Questo fu uno dei mestieri più importanti per il Salento, perché oltre alle proficue coltivazioni di grano, legumi e ortaggi, furono soprattutto le grandi distese di vite e gli uliveti ad avere un forte impatto economico sul territorio.
Fino agli anni ’50 del secolo scorso, la scolarizzazione era poco diffusa e molti ragazzi imparavano dai loro stessi padri la maestria delle coltivazioni. Il mestiere del contadino esiste tuttora, ma è molto meno diffuso.
I lavoratori s’ingegnavano per utilizzare al meglio le materie prime offerte dal nostro stesso territorio, ma anche per sfruttare alcuni materiali totalmente “selvaggi”: ad esempio, con le canne che crescevano rigogliose vicino al mare e i giunchi d’ulivo, potevano costruire i cosiddetti “panari”, dei meravigliosi cesti intrecciati a mano che si usavano in campagna e che, oggi, sono considerati dei veri e propri pezzi d’artigianato.

 

Il maniscalco

 

Sempre seguendo la linea delle risorse naturali, si diffuse il mestiere del maniscalco.
Chi faceva questo lavoro, detto anche del “ferracavalli”, doveva avere una certa padronanza nella gestione degli animali, per evitare calci e danni di vario tipo. In passato, la forza dei cavalli e degli asini era di grande importanza sia per il lavoro nei campi e nei frantoi, che per il trasporto delle merci, perciò era fondamentale applicare i ferri ai loro zoccoli.
Oggi, fortunatamente, gli equini sono poco sfruttati poiché il loro lavoro è stato sostituito da quello delle macchine.

 

Lo stagnino

 

Un altro mestiere salentino ormai desueto era quello dello “stagnino”.
Il suo lavoro consisteva nel creare oggetti metallici come tegami, secchi e pentole piegando la lamiera attraverso l’uso di forbici, incudini e saldatori.
Poiché l’utilizzo degli oggetti che creava era necessario nelle famiglie, lo stagnino si occupava anche di riparare eventuali danni dovuti all’usura. I più esperti riuscivano anche a dare forma ad alcuni oggetti decorativi, come bracieri con inserti in ottone e brocche finemente decorate.

 

Lu conzalimbi

 

I piatti e i vasi in terracotta, invece, molto utilizzati in ambito casalingo, venivano riparati dallo “conzalimbi”, un uomo che, proclamando a gran voce i servizi offerti, girava per le vie del paese munito di una cassetta con gli attrezzi del mestiere.
Spesso, però, aveva anche una bottega fissa.

 

Il calzolaio

 

C’era, poi, il calzolaio, detto “scarparu”: una figura assai preziosa in passato perché, in tempi di povertà, chi possedeva un paio di scarpe era fortunato e doveva preservare e conservare il suo bene il più a lungo possibile.

 

Le botteghe dei maestri

 

Questi sono solo alcuni dei mestieri antichi che, pur essendosi sono persi nel tempo,  hanno lasciato una grande ricchezza culturale.
Lì, dove un tempo tra le vie dei paesi c’erano le botteghe dei maestri, oggi ci sono delle porte chiuse, ma nel loro ricordo si annoverano antiche tradizioni.
La rievocazione dei mestieri di una volta si può ammirare durante alcuni eventi caratteristici del Salento, come i presepi viventi, attraverso i quali i centri storici tornano a vivere atmosfere a noi sconosciute.
Questa importante eredità morale può diventare un valido esempio per i più giovani, perché possano trarne il giusto valore, tramandando anche alle future generazioni del territorio la bellezza del patrimonio storico e culturale del Salento.

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